Lo stemma di Monteiasi raffigura uno scudo di sfondo azzurro, in cui sono ravvisabili tre colli verdi: Monteparano, Monteiasi e Montemesola (da sinistra verso destra). Al di sopra di costoro, ci sono tre stelle d’oro a cinque punte. Lo scudo è sormontato da una corona turrita e racchiuso da due ramoscelli, uno di ulivo e l’altro di quercia, legati fra loro da un fiocco tricolore. Il gonfalone è costituito da un drappo rosso bordato di giallo, colori che caratterizzano la cittadina anche a livello sportivo.
Architetture Militari: I Cavalieri di Malta
Tra la fine del XV secolo e i primi decenni del XVI, una porzione del territorio fu interessata dalla presenza dei Cavalieri di Malta. A testimoniare la presenza dei monaci guerrieri è l’antico Parcus Tabernae, da cui l’attuale Barco Taverna, nella periferia ovest del centro abitato. Lo spostamento dei cavalieri di Malta dalla sede iniziale posta in Terra Santa provocò delle modifiche alle tratte marittime percorse, con l’abbandono del porto di Brindisi e l’attivazione di nuovi rapporti con quello di Taranto.
Il Barco costituì un importante avamposto militare per la difesa e il controllo del territorio, nonché di raccolta e trasformazione dei prodotti agricoli da inviare al molo detto dei Battendieri (ove avveniva il carico sulle imbarcazioni). La struttura, nata come stazione di posta fin dal tardo Impero romano, dagli inizi del XVI secolo diviene stazione dei cavalieri di Malta. Il Barco, insieme all’altra masseria divenuta poi Casale e successivamente Palazzo Ducale, rappresentano i primi nuclei abitativi del paese e della comunità di Monteiasi. La struttura è attualmente di proprietà privata ed è prospiciente alla Chiesa Matrice.
Architetture Religiose
Chiesa di Giovanni Battista
La Chiesa Matrice, sede dell’unica parrocchia di Monteiasi, è intitolata a San Giovanni Battista ed è santuario del Santissimo Crocifisso. La prima costruzione risale alla fine del XVI secolo, mentre l’ampliamento si verifica fra XVIII e XIX secolo.
Degne di nota sono le tre statue del crocefisso: la statua lignea del 1612, posta in una nicchia sull’altare centrale; le due raffigurazioni in cartapesta del XVIII secolo, portate in processione per le vie della cittadina il 3 maggio (Invenzione della Croce, festività nota come “lu Crucifissu piccinno”) e il 14 settembre (Esaltazione della Santa Croce, antica solennità nota come “lu Crucifissu granne”). Ulteriori elementi di pregio sono una raffigurazione in legno della Vergine Immacolata risalente al Seicento e una statua in cartapesta di San Giovanni Battista, risalente al Settecento.
Nella navata destra un cartiglio commemorativo ricorda il dono di un’effigie lignea del Crocifisso da parte di una missione di Gesuiti nel 1616, condotta da padre Giulio Pignatari.
L’oratorio della Congregazione del Santissimo Sacramento e Rosario, sito in via Lotta, custodisce al di sopra del portone d’ingresso un organo a canne del XVIII secolo.
Aree Archeologiche e Necropoli
Nel 1891 in una tenuta in contrada San Nicola sono state scoperte ottanta tombe con opulenti materiali funerari di matrice greca. Simili scoperte sono state riscontrate nel 1900 in contrada Le Grottelle e in contrada Aiella. Il materiale raccolto è detenuto presso la Sovrintendenza Archeologica di Taranto. Molto probabilmente le tombe costituivano le propaggini settentrionali della vasta necropoli della Taranto preromana.
Necropoli
Nel marzo del 2006 è stata rinvenuta una piccola necropoli risalente al IV-III secolo a.C. circa. La scoperta è avvenuta a seguito dello spostamento di una condotta idrica durante i lavori relativi all’ampliamento del Cimitero. Sita su un declivio prospiciente la riva sinistra del canale “Corte Simone”, è costituita da 13 fosse rettangolari orientate S-N ricoperte da due lastroni di pietra tufacea a doppio spiovente. All’interno delle fosse, le deposizioni presentavano reperti riconducibili alla cremazione. Il corredo funebre, risalente all’età magnogreca, è costituito da vasi in ceramica, orecchini in bronzo e anelli. Gli scavi hanno portato alla luce otto tombe di adulti e due feti, attualmente conservati presso il Museo archeologico di Taranto.
Unione dei Comuni Montedoro 
