Roccaforzata

Roccaforzata

Il Borgo Antico sull’Alto Salento

Comune dell’alto Salento (1.753 abitanti), sorge su una collina, a 145 m s.l.m., la più alta della Serra di Sant’Elia. Il nucleo storico del paese si erge sull’orlo del precipizio. Le abitazioni sono poste in posizione digradante sul versante levante della Serra di Sant’Elia.

Le Origini e il Toponimo

In epoca medioevale, l’insediamento era conosciuto come Rocca-vecchia; nel XVII secolo, Rocca-nuova; agli inizi del XIX secolo, ha preso la denominazione attuale, derivata a giudizio di uno storico locale dalla località rupestre in cui sorge il paese che lo rende quasi inespugnabile. Sicuramente, in epoca romana, nella Serra di Sant’Elia, vi è stato un insediamento, di cui, però, non si conosce il nome. Sono venuti alla luce, infatti, in seguito a scavi: tombe a fossa con suppellettili sepolcrali, unguentari, anforette, tazze, bicchieri ed altro materiale che ne attestano la presenza abitativa.

L’Arrivo degli Albanesi (Epiroti)

Le prime informazioni che concernono il feudo di Rocca-vecchia risalgono al 1315. Nel XV secolo, giunsero nel Regno di Napoli gli Albanesi (Epiroti) guidati da Giorgio Castriota Scanderbeg, chiamati dal re Ferrante I d’Aragona per domare i baroni in rivolta, alleati con gli Angioini. Domati i baroni, agli albanesi fu concesso di insediarsi in molti centri allora quasi disabitati del regno.

Nella zona del tarantino, si ricostruirono diversi paesi in cui l’immissione di Albanesi fu massiccia. I casali occupati furono quelli della Rocca, San Giorgio Jonico, Faggiano, Monteparano, Fragagnano e San Marzano di San Giuseppe. Roccaforzata fu uno dei primi centri occupati dai soldati di Scanderbeg, dando vita alla terza migrazione albanese in Italia.

La Cancellazione del Rito Albanese

Nel Quattrocento costituì feudo della famiglia d’Ayello, passando successivamente alla famiglia Laforza. L’epoca successiva al XV secolo è stata segnata da un lato dalla forte impronta del sistema feudale, dall’altro dalla forte presenza della popolazione albanese, i quali seguivano un proprio rito religioso e parlavano la loro lingua.

Nel tempo gli usi e le abitudini religiose e culturali degli albanesi furono ridotti al silenzio. Questo processo fu iniziato dall’arcivescovo di Taranto monsignor Lelio Brancaccio, che nel XVI secolo trasformò la parrocchia albanese a rito greco in rito latino e fece chiudere un’altra chiesa albanese. In epoca recente, il dialetto albanese è rimasto patrimonio dei soli abitanti di San Marzano, mentre a Roccaforzata tale dialetto si è estinto verso il XIX secolo.

I Feudatari Storici

Il 14 gennaio 1496, il feudatario di Roccaforzata e del casale di San Martino era Raffaele delli Falconi di Lecce. Nel 1507, il feudo fu concesso, per meriti militari, al comandante albanese Lazzaro Mathes, a cui successe il figlio Giovanni che sposò Porphida Muzaka. Successivamente, il feudo fu acquistato da Gabriele Scorna. Nel 1559, il feudatario era Geronimo La Forza e nel 1617, Busicchio Renesi. Nel 1679, il feudo era dominio della famiglia Ungaro. L’ultima baronia fu quella della famiglia Chiulia, sino al 1806, quando il regime feudale fu dichiarato estinto.

La Scheda

  • Superficie 6,15 Km²
  • Altitudine 145 m s.l.m.
  • Abitanti 1.753
  • Santo Patrono Madonna della Camera, S. Elia

Palazzo Marchesale

Piazza Vittorio Emanuele III, Roccaforzata

Comune di Roccaforzata

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Ultimo aggiornamento

10 Agosto 2026, 13:11